Si
danno il turno, come in un gran galà, nei valzer
dei deal immobiliari, capitando, ora l'uno ora l'altro,
sotto i riflettori puntati dei grandi investitori.
Compagnie assicurative e banche sembrano fare a gara
nel processo di "valorizzazione" dei primi
patrimoni immobiliari, contenendosi l'attenzioni le
energie dei protagonisti del real estate.
Bolla o non bolla, insomma, si vuole vendere: al più
presto, alle migliori condizioni.
Prima che il valore immobiliare inverta la rotta,
gli asset non strumentali e non strategici vanno tramutati
in cash, finché c'è la bacchetta magica
di una domanda che tira.
In sordina, come sempre accade in tutte le estati
che si rispettino, si stanno preparando operazioni
con i fiocchi: tanto per cominciare Unicredit sta
mettendo sul tavolo cinque gioielli di famiglia, proposti
a tutti i nomi del real estate.
Si tratta, nel dettaglio di cinque edifici, di cui
quattro a Milano e uno a Roma.
Il valore dovrebbe aggirarsi intorno ai 250-300 milioni
di euro, a cui andrebbero inoltre aggiunti altri asset
di Unicredit, ubicati però in città
secondarie: in totale, l'operazione di cessione immobiliare
complessiva potrebbe valere intorno ai 400-500 milioni
di euro.
Tra i pretendenti, secondo quanto risulta a Plus il
Sole 24 Ore, ci sarebbero grossi nomi del real estate,
come Hines, Aedes, Deutsche Bank, oltre a fondi internazionali.
Non sarebbero in lizza, invece, i vari Morgan Stanley
- Pirelli Real Estate, Jp Morgan, Goldman Sachs.
Di fatto, qualche nome noto ha rinviato l'inizio delle
vacanze d'agosto, visto che la binding offers vanno
presentate entro il 20 settembre.
Ma non è, questa, l'unica operazione che vede
una banca in prima linea nell'offerta al mercato di
mattoni di pregio.
Entro la fine dell'anno anche Banca Antonveneta ha
intenzione di concludere la cessione del proprio portafoglio
immobiliare. Si tratta di 800 asset sparsi su tutto
il territorio italiano (qualcuno azzarda valori compresi
tra i 700 e i 900 milioni idi euro). Con una concentrazione
particolare di palazzi di pregio - come è logico
- nell'area del Nordest.
Anche su questo portafoglio stanno lavorando i maggiori
esponenti del real estate, sia istituzionali sia privati.
In base a quanto appreso da Plus il Sole 24 ore, un
noto advisor del settore sta mettendo in piedi una
cordata di imprenditori veneti di alto livello, che
farebbero un'offerta congiunta, salvo poi diversi
i singoli cespiti. Ma secondo altre fonti, l'istituto
bancario sarebbe più orientato a valutare offerte
provenienti da investitori istituzionali "di
nome", perché anche nel settore immobiliare
il marchio dell'acquirente ha un peso fondamentale
a livello di immagine. La stagione delle cessioni
bancarie non è però finita qui. In prima
linea c'è BNL, con gli asset nel portafoglio
del fondo pensione. Si tratta di 294mila metri quadrati,
ubicati tra Torino, Milano e Roma, per un valore stimato
intorno ai 350 milioni di euro. "Questo è
uno dei due patrimoni di cui stiamo valutando l'acquisizione
- spiega Matteo Corsini di Corsini Houses, l'advisor
che ha appena portato a termine l'operazione degli
immobili Unipol - . un portafoglio questo, che è
interessante per un investitore istituzionale, in
quanto è completamente di tipo direzionale.
In parte è a reddito, in parte no".
A essere interessato all'acquisto è, in particolare,
Fimi Real Estate - la società con sede a Bologna
partecipa da Ibi Spa di Bologna, da Amedeo Brunello
(amministratore unico Fimi) di Fincasa 44, dallo stesso
Corsini e da Barbara Oneto (sempre Corsini Houses)
- che effettuerebbe l'operazione con Ge Capital, alla
quale spetterebbe la maggioranza del deal.
I tempi?
"Difficile dirlo - dice Corsini - , ma noi saremmo
pronti. Abbiamo inviato lettera di intenti a Davide
Croff all'inizio di giugno"