Milano.
Beni Stabili si presenta accompagnata da Lehman Brothers
e da Generali Properties, Pirelli Real Estate con
il partner storico Morgan Stanley, Deutsche Bank arriverà
per ultima, in quanto ha chiesto una dilazione dei
termini, probabilmente a braccetto con Fincasa , ma
forse con l'exploit finale di Ge Capital. L'evento
immobiliare di questa prima parte del 2003, in grado
di fare davvero concorrenza alla cessione degli asset
Enel, ha richiamato l'attenzione dei principali protagonisti
del Real Estate: il portafoglio di Antonveneta è
infatti tale da far gola a molti. Ma l'operazione
è diversa da quella finora immaginata, in quanto
ben più complessa della classica cessione di
immobili.
Il consiglio di amministrazione di Banca Antonventa
dell'altroieri ha infatti chiarito che, a fronte dell'offerta
pubblica di acquisto totalitaria sulla controllata
Interbanca, l'istituto darà corso, entro il
primo trimestre dell'anno, all'operazione di spin-off
immobiliare e alla successiva cessione, "a soggetti
terzi esterni al gruppo, di una quota di minoranza
della società conferitaria", per un prevedibile
controvalore di 350-400 milioni di euro. In sostanza,
secondo quando risulta al Sole-24 Ore, AntonVeneta
sta cercando un partner (o una cordata di partner)
disposto a partecipare alla società, gestirla
per tre anni, vendere il vendibile e valorizzare il
resto. "Si tratta di un impegno ben diverso da
quello richiesto sul semplice acquisto di asset -
dice uno degli operatori che hanno risposto all'appello
della banca -, che comporta valutazioni di tipo finanziario
oltre che immobiliare".
Gli advisor dell'operazione sono Jp Morgan e Abn Amro,
il che non impedirebbe però a Jp Morgan Real
Estate di presentare una propria offerta (cosa che
non risulta, tuttavia, sia stata fatta).
La forte presenza di Antonveneta nella nuova società
potrebbe però essere vissuta da qualcuno come
un ostacolo. O, secondo altri, come un modello fatto
su misura per la cordata di Beni Stabili, considerando
che Antonveneta ha recentemente incrementato la propria
partecipazione nella società immobiliare quotata
fino al 9,2 per cento.
Scendendo nel dettaglio dei contendenti, Beni Stabili
si è assicurata la partnership di Lehman Brothers
(con cui esiste già un notevole feeling in
campo immobiliare), a cui si aggiunge la partecipazione
di un nuovo concorrente: Generali Properties, il braccio
immobiliare del Gruppo Generali. Un ingresso importante,
questo, in considerazione della potenza di fuoco a
disposizione. Il piano del gruppo prevede infatti
un volume di 800 milioni di euro di compravendite
nel triennio e la società ha appena concluso
la cessione di 40 immobili a Banca Finnat Euroamerica
per 350 milioni di euro e di ulteriori asset ad una
società in comune con Lehman Brothers per altri
320 milioni di euro (che non verrebbero, però,
destinati all'acquisto di ulteriori immobili). Db
Real Estate, secondo quanto risulta al Sole-24 Ore,
ha invece chiesto una dilazione dei termini (la scadenza
per le offerte non vincolanti era lo scorso 27 gennaio)
per carenze informative e sta valutando l'alleanza
con Fincasa. Tuttavia, si potrebbe anche assistere
all'ingresso nella cordata di Ge Capital, che alcuni
associano, al momento, a Beni Stabili. Fimi Real Estate,
invece, pur essendo già pronta a proporre una
cordata di imprenditori disposti a rilevare gli immobili
a livello locale, potrebbe ora tenersi in disparte,
almeno nelle fasi iniziali, per la complessità
dell'organizzazione societaria del deal.
Da sottolineare che i circa 800 immobili in tutta
la penisola sono considerati, in molti casi, veri
e propri "gioielli":basti pensare alla ex
sede di Bna in Via Salaria a Roma (ora già
completamente vuota e pronta da cedere), o gli immobili
in P.zza Venezia. Ma anche i prestigiosi stabili milanesi
o alla stessa sede dell'Università di Parma.
Qualche scommessa? C'è chi è pronto
puntare su un netto vantaggio della cordata di Beni
Stabili, con il successivo coinvolgimento di Pirelli
Real Estate in veste di gestore degli asset e delle
dismissioni.
Evelina
Marchesini