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ARTICOLO ARTICOLO APPARSO SU LIBERO DEL 01/09/2001

La proposta di Corsini, l'immobiliarista che vendette Botteghe Oscure a più del doppio del valore stimato

"LE CASE? FATELE VENDERE A CHI È CAPACE"

Inchiesta Svendopoli, parlano i professionisti del mercato degli immobili. Matteo Corsini è il presidente della Corsini Houses & Real Estate ltd., società che si occupa di acquisti e vendite che opera con tutti i principali Fondi immobiliari nel mondo. La Corsini Houses è la stessa società cui, nel 1998/99, venne affidato il compito di vendere gran parte dei ristrutturati appartamenti di Botteghe Oscure, storico palazzo sede del Pci e poi dei DS: riuscì a far ottenere ai proprietari un valore di circa 12 milioni al metro quadro, anziché i 5 indicati dalle perizie. Come dire: quando si devono fare gli affari propri, in taluni ambienti di sinistra, non ci si accontenta e, giustamente, si cerca di ottenere il massimo come appunto è accaduto. Invece, se c'è di mezzo lo Stato, le cose sembrano cambiare, soprattutto se gli inquilini nonché potenziali acquirenti a prezzi scontatissimi sono personaggi da trattare in maniera speciale.
"Siamo intenzionati a contattare il Ministero del Tesoro per proporre, se ci è concesso a nome di tutta la categoria, una soluzione al problema di svendopoli".
Corsini ritiene che l'idea del Ministero (che contempla i professionisti dei Fondi Immobiliari: i quali, come ben noto, operano per conto delle banche) sia buona ma non risolutiva. "I Fondi Immobiliari - spiega - non possono realizzare la giusta cifra sul valore dell0immobile venduto che, per divenire appetitoso, deve garantire almeno il 7/8% annuo sull'investimento". Gli immobili di svendopoli non soddisfano questa esigenza? "No, perché trattandosi essenzialmente di appartamenti quasi tutti abitati da diverso tempo e non facilmente liberabili, non sono in grado di permettere simili renditi: la locazione in corso abbatte questa capacità almeno del 3%".
La strada, imboccata dall'esecutivo, quella della "cartolarizzazione" (vendere alle banche per incassare in fretta sia pure a un prezzo inferiore a quello di mercato) non convince, a meno di concedere sconti fiscali agli stessi Fondi controllati dalle banche, sconti che però di fatto annullerebbero il maggior ricavo rispetto a una vendita agli attuali inquilini. Si parla di uno sconto d'imposta al 6%, contro il 25% previsto sulla plusvalenza eventualmente realizzata dai Fondi: ciò produrrebbe oggi entrate cospicue ma un domani minore gettito fiscale. Inoltre la "cartolarizzazione" è una strada che si percorre quando gli immobili sono gravati da ipoteche. Ma gran parte di quelli di svendopoli non ricadono in questa tipologia. Dunque, se la cartolarizzazione non è il massimo, come evitare di regalare immobili e nello stesso tempo ottenere rapidamente i quattrini che il Tesoro ha necessità di incassare?
Corsini ha un'idea, che è poi la proposta che invierà a Tremonti. "Il ministero dovrebbe farsi promotore di una modifica normativa: cambiare la disposizione secondo cui gli sconti sugli immobili in vendita si possono spuntare se ad acquistare sono le cooperative". In che modo? "Stabilendo che i singoli inquilini, e non le sole cooperative, possono ottenere una corposa buona uscita, oppure uno sconto sulla vendita a loro stessi dell'immobile della misura del 25% del vero valore di mercato del bene. Valore vero, non è certo quello stabilito da Nomisma che si è basata su rogiti che , notoriamente, evidenziano i valori di rendita catastale più bassi di quelli effettivi. Così procedendo si otterrebbero appartamenti vuoti, perciò più preziosi da vendere, oppure si consumerebbe la vendita al diretto occupante senza sconti assurdi e ingiustificati con un danno all'erario. E poi….". Poi? "Il ministro dovrebbe prendere contatto con le 50.000 aziende immobiliari sul territorio, proponendogli un prezzo minimo di vendita sul quale,. Se avvenisse la transazione, potrebbero spuntare la commissione". Prezzo minimo? "Esempio: ai Parioli di Roma risulta si stiano vendendo appartamenti a 3 milioni al metro quadro. Il mercato reale, quello con cui noi ci confrontiamo tutti i giorni, dice che le transazioni avvengono sulla base dei 7/8 milioni per metro. Questo dovrebbe essere il prezzo minimo." E se qualche suo collega barasse nell'indicarlo? "Commetterebbe un grave errore perché il Ministero, chiedendo il prezzo minimo ai professionisti delle compravendite, deciderà che quello minimo è il più alto. E solo promettendo un alto introito al Tesoro l'immobiliarista otterrebbe il mandato a vendere, così come solo dopo averlo venduto ne otterrà un guadagno con annesso beneficio per le casse dello Stato". E se non vendesse in tempi rapidi come invece vuole il governo? "Le più organizzate società di intermediazione immobiliare sanno trovare l'acquirente anche dove non ci sia. Torno all'esempio dei Parioli: il valore di 8 milioni al metro deriva dal fatto che, in tutto il mondo, ci sono persone disponibili a comprare, e in fretta, appartamenti in quella zona pagando quella cifra. Risultato: il Tesoro incasserebbe, svendopoli e i suoi privilegiati scomparirebbero".

di Nino Sunseri