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C'è il fondo
americano Blackstone dietro la cordata che ha messo
in piedi l'immobiliarista Matteo Corsini per rilevare
il gruppo Cirio. Come anticipato da MF (vedere numero
del 4 marzo), Corsini si è fatto avanti con l'advisor
Livolsi & Partners e Rothschild con una manifestazione
d'interesse che valuta l'intero gruppo, compresi gli
immobili e la Lazio, circa 500 milioni di euro. Nella
lettera inviata agli advisor c'è anche il nome
dell'investitore Usa che è pronto ad entrare
nell'affare e che Corsini non ha mai voluto rilevare.
Ieri, però, il fondatore della Corsini Houses
Real Estate ha scritto alla presidenza del consiglio
dei ministri per comunicare come è composta la
cordata che si candida all'acquisizione della holding
agroalimentare.
E secondo le indiscrezioni filtrate nella tarda serata,
il protagonista dell'iniziativa è, appunto, il
Gruppo Blackstone, che ha una divisione di private equity,
da tre anni attiva anche in Europa con sede a Londra
(fino ad oggi il fondo ha investito in 60 società
per un ammontare di 60 miliardi di dollari). Dal 1991
a oggi Blackstone è stato advisor per la gestione
di 130 crack industriali, tra i quali Enron, Global
crossing, e Barney's. In più è stato consulente
dello stato della California al tempo della crisi energetica.
Blackstone è specializzato, inoltre, nella gestione
di crisi di aziende sul mercato dei capitali, proprio
come nel caso di Cirio. Com'è noto, Corsini e
i massimi vertici di Blackstone hanno già incontrato
a Londra nei giorni scorsi Frederic Arnaud, fondatore
della Livolsi & Partners.
Ma finora non c'è stato alcun segnale che faccia
pensare ad un inizio di trattativa. Anche perché
gli amministratori e i consulenti di Cirio hanno sempre
ribadito che gli unici asset ad essere in vendita sono
quelli non strategici. Così sono state avviate
le dismissioni di Lazio, degli immobili, di Bombril,
di Del Monte Pacific e, ultimamente, anche di Cirio
agricola e Panificio moderno. Per il gruppo alimentare
si sono fatti avanti diversi gruppi industriali italiani,
ma anche in questi casi le trattative non sono andate
avanti. L'idea che i manager di Cirio hanno in mente
è quella di dar vita a una public company, con
un azionariato allargato a banche e obbligazioni, un
flottante ridotto e la quota di Sergio Cragnotti fortemente
diluita.
Sono allora, sempre secondo i piani, si potrà
fare avanti un compratore che, lasciando, un'opa assumerà
le redini della società. Questo progetto è
legato a doppio filo al piano di rilancio industriale
e finanziario elaborato dagli advisor e che prevede,
tra l'altro, la conversione dei crediti in capitale
della Cirio finanziaria. ovviamente, sempre che le banche
e soprattutto gli obbligazionisti, che da ieri si sono
costituiti in un comitato, accetteranno questa soluzione.
L'iniziativa di Blackstone, al contrario, parte da un
punto di vista completamente diverso. In questo caso
l'idea è rilevare l'intero gruppo, assumendosi
l'indebitamento e diventando allo stesso tempo protagonista
della trattativa con i bondholder. In altre parole,
il fondo Usa potrebbe liquidare i creditori, magari
un modo forfetario, evitando la conversione dei crediti
in capitale.
Di
Mariarosaria Marchesano
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