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ARTICOLO APPARSO SU "MILANO FINANZA" DEL 13 MARZO 2003


IL GRUPPO CHE E' STATO ADVISOR PER IL CRACK ENRON SI CANDIDA ALL'ACQUISTO DELLA HOLDING

CIRIO, C'E' BLACKSTONE DIETRO CORSINI

IL FONDO AMERICANO E' PRONTO A LIQUIDARE I CREDITORI. MA I MANAGER DELLA HOLDING ALIMENTARE PUNTANO AD ATTUARE IL PIANO DI SALVATAGGIO CHE PREVEDE LA CONVERSIONE E LA CREAZIONE DI UNA PUBLIC COMPANY

C'è il fondo americano Blackstone dietro la cordata che ha messo in piedi l'immobiliarista Matteo Corsini per rilevare il gruppo Cirio. Come anticipato da MF (vedere numero del 4 marzo), Corsini si è fatto avanti con l'advisor Livolsi & Partners e Rothschild con una manifestazione d'interesse che valuta l'intero gruppo, compresi gli immobili e la Lazio, circa 500 milioni di euro. Nella lettera inviata agli advisor c'è anche il nome dell'investitore Usa che è pronto ad entrare nell'affare e che Corsini non ha mai voluto rilevare. Ieri, però, il fondatore della Corsini Houses Real Estate ha scritto alla presidenza del consiglio dei ministri per comunicare come è composta la cordata che si candida all'acquisizione della holding agroalimentare.
E secondo le indiscrezioni filtrate nella tarda serata, il protagonista dell'iniziativa è, appunto, il Gruppo Blackstone, che ha una divisione di private equity, da tre anni attiva anche in Europa con sede a Londra (fino ad oggi il fondo ha investito in 60 società per un ammontare di 60 miliardi di dollari). Dal 1991 a oggi Blackstone è stato advisor per la gestione di 130 crack industriali, tra i quali Enron, Global crossing, e Barney's. In più è stato consulente dello stato della California al tempo della crisi energetica.
Blackstone è specializzato, inoltre, nella gestione di crisi di aziende sul mercato dei capitali, proprio come nel caso di Cirio. Com'è noto, Corsini e i massimi vertici di Blackstone hanno già incontrato a Londra nei giorni scorsi Frederic Arnaud, fondatore della Livolsi & Partners.
Ma finora non c'è stato alcun segnale che faccia pensare ad un inizio di trattativa. Anche perché gli amministratori e i consulenti di Cirio hanno sempre ribadito che gli unici asset ad essere in vendita sono quelli non strategici. Così sono state avviate le dismissioni di Lazio, degli immobili, di Bombril, di Del Monte Pacific e, ultimamente, anche di Cirio agricola e Panificio moderno. Per il gruppo alimentare si sono fatti avanti diversi gruppi industriali italiani, ma anche in questi casi le trattative non sono andate avanti. L'idea che i manager di Cirio hanno in mente è quella di dar vita a una public company, con un azionariato allargato a banche e obbligazioni, un flottante ridotto e la quota di Sergio Cragnotti fortemente diluita.
Sono allora, sempre secondo i piani, si potrà fare avanti un compratore che, lasciando, un'opa assumerà le redini della società. Questo progetto è legato a doppio filo al piano di rilancio industriale e finanziario elaborato dagli advisor e che prevede, tra l'altro, la conversione dei crediti in capitale della Cirio finanziaria. ovviamente, sempre che le banche e soprattutto gli obbligazionisti, che da ieri si sono costituiti in un comitato, accetteranno questa soluzione. L'iniziativa di Blackstone, al contrario, parte da un punto di vista completamente diverso. In questo caso l'idea è rilevare l'intero gruppo, assumendosi l'indebitamento e diventando allo stesso tempo protagonista della trattativa con i bondholder. In altre parole, il fondo Usa potrebbe liquidare i creditori, magari un modo forfetario, evitando la conversione dei crediti in capitale.

Di Mariarosaria Marchesano